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Come (e cosa) abbiamo comprato durante il lockdown -parte prima

Negli ultimi mesi sono entrati a far parte del nostro vocabolario nuove parole, come lockdown o ne sono state rispolverate altre, come assembramento. Abbiamo imparato a dire quarantena in più di un paio di lingue e le nostre case, da luoghi di passaggio dove andare a dormire si sono trasformate nei nostri luoghi, nei nostri rifugi o prigioni, a seconda delle esperienze.

Ciò che più è cambiato è il rapporto con il tempo e il valore che gli attribuiamo: lavorare da casa in smartworking mi ha fatto rivalutare il tempo di qualità da dedicare ai pasti e questa riflessione è scaturita a seguito di numerose call di lavoro che si sono susseguite senza sosta.

Ma ciò che più è cambiato è stato il nostro rapporto con i soldi e le esperienze di acquisto.

I pagamenti elettronici

Durante e dopo la quarantena, ho intensificato l’utilizzo dei pagamenti elettronici, bancomat e varie app. Il mio account PayPal è stato utilizzato numerose volte per ordinare il delivery e fare qualche acquisto online.

Ancora oggi, se vado al bar dietro casa chiedo di pagare con Satispay e ormai è diventata un’ abitudine ( Dicono che per formare un’abitudine ci vogliano almeno 21 giorni, beh direi che con la quarantena abbiamo anche abbondato!)

Negozi di vicinato o di prossimità

L’opinione pubblica ha riscoperto l’utilità ma soprattutto la bellezza dei negozi di vicinato: sono una chiacchierona e mi piace andare in posti che conosco, dove so che c’è qualcuno in carne ed ossa che mi sa consigliare.

Instagram ne ha preso coscienza di recente e a seguito del lockdown ha attivato GIF,Stickers e nuove funzionalità per permettere agli utenti e ai negozianti di trovarsi sulla piazza virtuale del web.

“Shop small” is the new black.

C’è però chi nello shopping locale a Km0 o poco più ci ha sempre creduto e durante la quarantena si è dato da fare per mettere in risalto tutte le meravigliose attività che ci sono sul territorio, avvalendosi dei nuovi mezzi digitali a disposizione.

Per i Veronesi ma non solo, AdunMetro ha creato una piattaforma online per dare un tetto virtuale a chi ancora ne era sprovvisto e i Salmoni di Salmon Magazine ci hanno fatto passeggiare virtualmente tra i quartieri della città per riscoprire storie e luoghi. Tra gli ospiti delle loro dirette ho perfino ritrovato una mia docente dell’Università!

Shopping Online

Si, veniamo alle gioie e i dolori dell’esperienza d’acquisto online.

Durante la quarantena l’e-commerce è volato: per molte imprese e negozi ha rappresentato la vera ancora di salvezza, unica alternativa possibile per evitare la completa chiusura.

Vi dirò la verità, mi son sentita piuttosto combattuta: acquistare online sì o no, far arrivare il corriere? Compro tutto, solo alcune cose, solo generi di prima necessità? E’ giusto esporre i fattorini, mentre io sono barricata in casa?

Non ho trovato una risposta giusta o sbagliata.

Vi racconto semplicemente come ho fatto io, ecco alcune risposte che mi son data.

Sì, ho deciso di acquistare online, anche beni non di prima necessità

Ho fatto qualche ordine da piccole e medie realtà, direttamente sul loro sito senza passare da intermediari.

Ho acquistato principalmente abbigliamento e prodotti per la persona, cercando un duplice obiettivo: supportare piccoli business e al contempo minimizzare l’esposizione per corrieri e fattorini.

Si, con qualche accorgimento.

Da Lizè, ad esempio, Carlotta aveva messo a disposizione gli ordini cumulativi: cioè potevo acquistare e far spedire il pacco successivamente. Così facendo mi sono garantita i pezzi che mi avevano scatenato il colpo di fulmine ma non ho intasato il corriere durante il periodo acuto.

Ho acquistato poi dei costumi in saldo sul sito di TheCoastCapri: il loro è un prodotto artigianale e made in Italy e dato che avevo bisogno di rinnovare la sezione costumida bagno, ne ho approfittato.

Sono stata ottimista e fiduciosa e ho fatto l’acquisto: le spedizioni riprendevano dopo il 3 aprile di default.

Ho fatto anche un acquisto da FriendlyShop e ho chiesto a Caterina se avessi potuto posticipare la spedizione: lei è stata molto carina, ovviamente ha ben compreso le mie ragioni. Alla fine non si è reso necessario perché la tuta che mi interessava è stata riassortita a fine quarantena e quindi il mio ordine ha proseguito il suo naturale corso.

Ma come sempre, chiedere non guasta mai.


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Martina

Founder & Editor di MyHappyFlora, scrivo per condividere spunti su Digital, Business e Sostenibilità. Aspiro ad una vita a colori, (quasi) zerowaste,nel rispetto delle persone e dell'ambiente. Adoro il vintage, i libri e il caffè in tazza.

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